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Tuesday, November 8, 2016

Women's Equality Win in Italy


Italy's constitutional court has ruled against legislation that automatically gives children of married couples the father's surname.
Lawyers argued that preventing families from giving children their mother's surname discriminated against women.
The European Court of Human Rights (ECHR) had earlier condemned the legislation - which dates from Roman times - and ordered Italy to change it.
Campaigners hailed Tuesday's ruling and called for parliament to endorse it.
"The court has declared the unlawfulness of rules providing for the automatic attribution of the paternal surname to legitimate children, when the parents wish otherwise," the constitutional court said in a statement.
The case involved an Italian-Brazilian couple who wanted to give their son both their surnames, as is traditional in many Spanish-speaking countries.
After their request was rejected by Italian authorities, they took the case to the ECHR, which ruled in their favour in 2014.
It said the law was incompatible with the principle of gender equality enshrined in Italy's modern constitution.
Italy's lower house has approved a bill aimed at changing the law, but it has been blocked in the Senate for years.
"The Constitutional Court has taken a decision of great importance for our society," campaigner and left-wing MP Fabrizia Giuliani is quoted as saying by AFP news agency.
"The senate no longer has any excuse for not abolishing this anachronism and giving women their right in this matter."

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crosspost from BBC:
http://www.bbc.com/news/world-europe-37917822

Thursday, October 27, 2016

Intervista con Sara Consolato

di Chiara Cola

Sara Consolato

Sulla scia di discussioni politiche radicalizzanti sui rifugiati, osservabili in tutto il mondo, Refugees Welcome (RW) agevola un’azione che permette alla società civile di promuovere il cambiamento e di accogliere i rifugiati nei loro potenziali territori.

RW funge da fulcro online per collegare i rifugiati con le persone disposte ad ospitarli.

Sara Consolato, responsabile della comunicazione per Refugees Welcome Italia, il ramo italiano per l'innovazione internazionale, spiega in un’intervista a Women for Action: Voices from Italy, come RWI affronta l'esclusione sociale e l'emarginazione dei rifugiati, in particolare di quelli provenienti da paesi devastati dalla guerra come Siria, Iraq ed Afghanistan.



Voci dall’Italia: Sara, puoi parlarci del tuo background e di cosa ti ha portato a lavorare nel settore dei diritti umani?

Sara Consolato: Mi sarebbe piaciuto esordire dicendo che “Ho sempre saputo cosa volevo fare nella mia vita”. Ma non è stato cosi per me. A volte ci vuole tempo per arrivare dove si desidera. Ho studiato comunicazione con una specializzazione in Relazioni internazionali e, dopo, ho seguito un Master in Diritti Umani. L’idea era quella di iniziare una carriera nel  settore della cooperazione allo sviluppo, ma la vita mi ha portato altrove. Ho così cominciato a lavorare nel settore no profit come ricercatrice sociale, un ruolo che mi e’ piaciuto molto e che mi ha aiutato a sviluppare una conoscenza approfondita di molte questioni importanti e cruciali.
Ma sentivo che qualcosa mancava. Sentivo di volermi impegnare in  un progetto che potesse avere un impatto sulla vita delle persone, soprattutto di quelle vulnerabili. E questa aspirazione mi ha portato a lavorare nell’accoglienza ai rifugiati, un tema che ho sempre seguito con interesse e passione, collaborando al lancio della start-up Refugees Welcome Italia.


Voci dall’Italia: Sei attualmente responsabile della Comunicazione per Refugees Welcome Italia (RWI), che fa parte del network Europeo Refugees Welcome International, fondato a Berlino nel 2014. Puoi parlarci del progetto e del tuo ruolo?

Sara Consolato: Il progetto RWI e’ fondato su un’idea semplice ma rivoluzionaria: aprire le porte di casa ai rifugiati, offrendo loro ospitalità in famiglia invece che in centri o alloggi collettivi, dove di solito si sentono marginalizzati e non hanno alcun contatto con la popolazione locale.
L’associazione punta a promuovere un nuovo modello di accoglienza più umano e sostenibile, che consenta ai richiedenti asilo e ai titolari di protezione internazionale di integrarsi piu’ velocemente nei paesi ospitanti.
Gli strumenti principali sono il sito, dove le famiglie (nel senso piu’ ampio del termine) che desiderano ospitare e i rifugiati che hanno bisogno di un posto dove vivere possono registrarsi e i gruppi locali di RWI che si occupano di seguire e monitorare il processo di “matching” in  tutte le fasi.
L’innovazione introdotta dal progetto si basa su 2 elementi: l’uso della tecnologia, che permette a tutti, anche a chi vive in zone remote d’Italia, di partecipare, e un approccio interpersonale che favorisce la conoscenza reciproca e lo scambio fra italiani e rifugiati. L’accoglienza in casa fa bene a tutti: ai rifugiati, che possono vivere in luoghi sicuri, imparare la lingua piu’ velocemente, farsi degli amici e abituarsi al nuovo ambiente piu’ facilmente.  Alle famiglie ospitanti, che hanno così la possibilita’ di conoscere una cultura diversa ed aiutare concretamente una persona in difficolta’.
La risposta degli italiani e’ stata meravigliosa: piu’ di 400 famiglie, da tutta Italia, si sono registrate sul nostro sito in 9 mesi e finora siamo riusciti ad avviare 20 convivenze.

Riguardo al mio ruolo, faccio parte del direttivo e sono la responsabile della Comunicazione, quindi mi occupo di definire la strategia e le attività  dell’associazione in questo ambito. E’ un ruolo cruciale, dato che uno degli obiettivi di RWI e’ quello di diffondere una nuova cultura dell’accoglienza. La sfida per me e’ di “umanizzare” il dibattito sui rifugiati, che spesso alimenta luoghi comuni e pregiudizi, puntando l’attenzione sulle storie personali di tutte le persone coinvolte nel progetto: rifugiati, famiglie e volontari.

Questo ruolo mi sta dando il privilegio di incontrare un’altra Italia, spesso poco conosciuta perchè non trova spazio sui media; un’Italia fatta di persone generose, aperte e libere da pregiudizi, che spontaneamente aprono le porte delle loro case e dedicano il loro tempo a chi è in difficolta’, senza volere nulla in cambio. La loro genuina solidarieta’ mi fa sentire ogni giorno orgogliosa di essere italiana.  


Voci dall’Italia: Nel tuo ambito, hai lavorato con varie ONG. Puoi dirci quali progetti ti abbiano ispirato di piu’ e perche’?

Sara Consolato: Non posso non citare la mia ultima esperienza a Lesbo, in Grecia, dove ho lavorato quest’estate per quasi 3 settimane, realizzando un progetto di storytelling per RW a Kara Tepe, un campo profughi che ospita circa 800 persone. Ho avuto la possibilita’ di parlare con molti richiedenti asilo, provenienti soprattutto dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan: una esperienza che mi ha aiutato a capire meglio la condizione di chi è costretto a fuggire dal proprio paese e ad abbandonare tutto. Queste persone devono lottare ogni giorno e fare i conti con diversi traumi: quello della guerra e del distacco dalle persone care, quello del viaggio pericoloso che hanno dovuto affrontare per arrivare in Europa, quello del vivere in campi profughi dove spesso si verificano abusi, risse e dove le condizioni igeniche sono precarie. Il trauma di trovarsi in un limbo e di non sapere cosa ne sarà di loro nel prossimo futuro. Ma a colpirmi più di tutto è stata la loro incredibile resilienza: la forza con cui difendono la loro dignita’ anche in situazioni durissime e la caparbia volonta’ con cui “esigono” di essere trattati come persone con una loro individualità, e  non come numeri, cosa che la logica dei campi profughi spesso impone.
Vorrei ricordare alcuni di loro: Amina, una donna di 45 anni di Aleppo che ha perso il marito durante il viaggio in barcone dalla Turchia e che ora è completamente sola in Grecia, senza alcun membro della sua famiglia; Basil, il teenager iraqeno che e’ sfuggito alle atrocita’ dell’ISIS e ora sogna di diventare un rapper; Rami, il talentuoso designer di Damasco, che ha nuotato per quasi 8 ore dopo che il gommone sui cui si trovava è affondato.
Tutte queste persone mi hanno insegnato una cosa fondamentale: anche se  la vita ti colpisce duramente, quello che veramente conta e’ credere sempre nella possibilità di un nuovo inizio.


Voci dall’Italia: In che direzione si muove RWI? In altre parole, che tipo di esito prevedi per il programma?

Sara Consolato: Come gia’ detto, la forza di RWI sta nell’essere un progetto che parte dal basso, dal coinvolgimento diretto della societa’ civile, ma che punta anche a promuovere un cambiamento istituzionale e culturale.
La nostra ambizione e’ migliorare le attuali politiche di accoglienza  in vigore in Italia; politiche che sono spesso basate sui grandi centri e su un approccio impersonale che non facilitano l’inclusione sociale e l’autonomia dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Crediamo fermamente che l’accoglienza in famiglia possa favorire il processo di integrazione e rafforzare la coesione sociale e il nostro obiettivo di lungo periodo e’ far si che la nostra filosofia e la nostra metodologia  vengano introdotte dalle istituzioni fra le modalità ufficiali dell’accoglienza.


Voci dall’Italia: Che tipo di ruolo vuoi ricoprire a lungo termine o pensi di essere gia’ nella posizione migliore per realizzare questo tipo di risultato?

Sara Consolato: Penso che lo storytelling, che e’ centrale nel mio lavoro, sia una risorsa fondamentale per favorire il cambiamento culturale che RWI vuole promuovere. In questo momento storico, in cui cresce in Europa la propaganda populista e si costruiscono muri e recinti ai confini, e’ essenziale far conoscere il lato umano di questa crisi. C’e’ purtroppo una tendenza diffusa, sia fra i politici che nei media, a demonizzare i rifugiati e a descriverli come una marea infinita di persone che ci rubano il lavoro, minacciano il nostro stile di vita e diventano un peso per il nostro sistema di welfare. Questa “narrativa dell’invasione” non puo’ essere sconfitta solo con le statistiche e i numeri, che sono comunque importanti. E’ necessario mostrare la realta’ della vita dei rifugiati: i loro nomi, i loro volti, le loro ambizioni e le loro paure, i loro sogni, cio’ da cui sono fuggiti. Dobbiamo farlo con le storie, umanizzando il vissuto di persone che altrimenti rimarrebbero senza volto.

E’ solo quando rimuoviamo l’umanita’ dell’altro– quando smettiamo di considerarlo un essere umano come noi – che la nostra capacità di provare empatia sparisce. Il potere della narrazione sta proprio nell’invertire questa tendenza. Non a caso, il motto di RWI e’ “Ognuno ha la sua storia da raccontare”.


Voci dall’Italia: Che tipo di ostacolo hai fronteggiato durante la tua carriera, da cui pensi altri possano imparare?

Sara Consolato: Penso che uno dei piu’ grandi ostacoli che ho affrontato e’ stato quello di aver raggiunto, a livello professionale, una comfort-zone, una situazione di confortevole stabilita’ in cui ci si sente a proprio agio e che, proprio per questo, è difficile da mettere in discussione.
Per molti anni ho fatto un lavoro che mi piaceva, ma sentivo che non mi calzava a pennello. Cosi’, ad un certo punto, ho deciso di cambiare le carte in tavola e di investire tutte le mie energie in un nuovo progetto pionieristico – una  vera e propria scommessa – Refugees Welcome Italia. E’ una sfida entusiasmante cominciare da zero, costruire letteralmente con le proprie forze qualcosa che non esisteva prima e che puo’ influire positivamente sulle vite di altre persone.
Credo che la capacita’ di correre  dei rischi,  mettendo in discussione  la propria stabilita’, uscendo dalla “comfort zone”, sia un modo per crescere e maturare.


Voci dall’Italia: Che consigli vorresti dare all’audience di WFA?

Sara Consolato: Non c’e’ migliore scuola nella vita che viaggiare. Negli ultimi anni sono stata molto fortunata perche’ ho avuto la possibilita’ di visitare tanti paesi, spesso da sola.  Un’esperienza che mi ha aiutato a  sviluppare un pensiero critico e a formarmi delle mie opinioni personali su molte questioni importanti.


Quindi il mio consiglio e’: viaggiate piu’ che potete, anche da soli, liberatevi dai pregiudizi, non abbiate paura delle differenze culturali e non smettete mai di coltivare uno sguardo curioso verso il mondo che vi circonda.


[Inglese]

Thursday, July 7, 2016

Intervista con Francesca Bisacco

di Chiara Cola


Foto Contributo
La terapia riabilitativa con i cavalli sta crescendo in diffusione e popolarità sia fra gli adulti che fra i bambini.
In alcuni casi, è stata usata per trattare disordini come la sindrome da deficit di attenzione ed iperattività (ADD), l'ansia, l'autismo, la demenza senile e anche in soggetti affetti da disordine post traumatico da stress.
L'Associazione Rubens, che opera in Nord Italia, è specializzata nella ricerca meticolosa e collabora con istituzioni prestigiose come le Università di Torino, Roma e Milano per espandere i suoi studi sul benessere e la salute mentale.


In base alle ricerche, l'uso del cavallo in questo tipo di terapia è favorito perchè alcuni esperti affermano che i cavalli si comportano in modo simile agli esseri umani nel loro comportamento emotivo e reattivo.
In più, sono altamente ricettivi e seguono le emozioni di chi li cavalca.
Francesca Bisacco, Presidente dell'Associazione Rubens, spiega perchè l'uso della riabilitazione equestre si è esteso a nuovi territori, rispondendo anche ad episodi riguardanti gli abusi sulle donne.

Monday, June 27, 2016

Video: Florence Nightingale

Florence Nightingale, a nurse, spent her night rounds giving personal care to the wounded, establishing her image as the 'Lady with the Lamp.'


Photo via